Io ♥ l'Italia
Lì! L?avevo vista! La marca di intercultura su un?altra valigia. Gli altri stavano venendo. Mi trovavo al aereoporto di Oslo, alle 8:50 la mattina del 10 settembre 2009. Avevo sentito mia mamma da poco. Voleva sapere se il viaggio da casa era andato bene. 10 minuti mancavano. Alle 9:00 dovevamo essere al ?meetingpoint? nel secondo piano. Chiudo gli occhi: Ed entro l?aereo. Arrivo a Fiumicino. i volontari. l?autubus per l?albergo, Le prime amicizie. Io, con il ukulele, cantando con altri ragazzi. Le nuove sensazioni e i paesaggi da un sogno.
E la mia grande avventura era iniziata.
Non mi dimenticerò mai la prima volta che ho visto la mia famiglia italiana. Ero nervosa, perchè non avevo davvero capito ancora che cosa mi stava succedendo. Ma nervosa anche perchè non conoscevo nessuno e mi sembrava strano incontrare delle persone che non avevo mai visto nella mia vita, ed andare a casa con loro, e rimanere dieci mesi.Mi ricordo quando sono uscita dal aereo. Parlavo un pò con gli altri ragazzi. Erano nervosi anche loro. Mi ricordo quando avevo preso il bagaglio, e uno dice ?Ma chi è Liza??? Mi sono girata a vedere. La porta del uscita si apriva e mi sono rigirata subito. ?Boh non lo so....? Ma penso che avevano capito chi era Liza. Perchè io non ce la facevo a non sorridere. Quando si era aperta la porta avevo visto delle persone messe al fondo, con un grande cartolone che diceva ?Liza We are here?...
Mi ricordo le prime settimane dell?esperienza quando tutto sembrava un sogno. Le giornate calde passate al mare, nell?acqua blù.... Ed il tramonte. E la prima canzone italiana odiata; ?Io sono ? di Arisa, che Chiara ascoltava in continuazione. Tanto non è strano. In casa non aveva altro da fare. Haha. Ambra parlava con me i primi giorni, ma Chiara non diceva niente. Faceva finta di non capire l?inglese secondo me. Ed allora non è strano che sono rimasta molto sorpresa quando già dopo un mesetto veniva nel mio letto la mattina a saltare e giocare. Infatti molto subito hanno scoperto questa mia debolezza; svegliarmi la mattina.
Ma basta gioco. Almeno per loro. Giovedì il 17 settembre, primo giorno di scuola. Per me significava nuove amicizie e divertimento, per loro; inferno.
Ma quanto era bello poter dormire durante le lezioni senza essere rimproverata! Ascoltavo la musica, scrivevo e disegnavo per passare il tempo. La scuola italiana era abbastanza noiosa. Sopratutto perchè non capivo nulla. Ma zero comprensione linguistico significa zero amicizie. E quello che facevo a scuola non accontentava i professori tanto. E poi avevo ripreso il contatto con i miei dopo un pò. E sono caduta giù.
Ma super-intercultura c?è sempre lì a tirarti su quando ne hai bisogno! Al campo ad ottobre mi sono sfogata. Parlavo con gli altri ragazzi, davo e riscevo consigli e poi mi sono divertita un sacco. A sciacca mi aspettavano le prime interrogazioni. Tanto per dire, la profesoressa di matematica nella mia classe mi voleva interrogare già la prima settimana. E quindi dovevo iniziare a studiare. Anche se non capivo niente l?importante era studiare. Ma quanto ha senso... Giornate disperate. Studiavo anche piangendo finchè avevo capito almeno un pò, con l?aiuto della mamma, le sorelle o il vocabolario.
Ma c?era anche tempo per un pò di divertimento a scuola; alcune lezioni passate accanto alla mia prima amica italiana, Maria Grazia, facendo grammatica norvegese, e lezioni di educazione fisica passate con lei ascoltando la musica. Your Guardian Angel ? The red Jumpsuit Apparatus o Valerio Scanu. Lei mi manca, il suo umore e il suo affetto. L?arena al suo angolo preferito, le immitazioni della Passalacqua di Antonio (anche tutte le immitazioni, finchè ha iniziato ad immitare me, haha), o in genre le lezioni di matematica con la IAB che mi piacevano tanto.
Le lezioni di italiano facevano anche una parte importante della mia settimana. Con Francesca ci divertivamo sempre e comunque. Ci tirava sempre su nei momenti difficili. Mi ricordo la prima volta che la ho vista. Mi ha detto ?Think in italian?. Ma come facevo a pensare in italiano se non lo potevo nemmeno parlare? Donna pazza. Alla seconda lezione mi ha detto. ?When you dream in italian, the language is yours!? Io aspetavo il primo sogno. Poi alla lezione c?era Ignacio, e le sue parolacce, il suo umore cinico, e la sua fantastica capacità di sorridere anche se intorno a lui cade tutto il mondo. Apocalypse. Il sorriso di Benz che mi riusciva a tirare su anche quando ero abbastanza giù. La mia Benzina. E Shiela, e la sua bellissima risata quando aveva appena capito uno scherzo sporco mio o di Ignacio. E la sua capacità di ascoltare e capire. Mi mancano le passeggiate da casa alla lezione, da sola ascoltando la musica.
Con il tempo mi sono accorta che quello che dicevano alla tv aveva senso. Le serate passavamo freddine sotto le copperte a guardare un bel film. Io Ambra, Salvatore e Chiara.
E poi era arrivato finalmente, a fine nvembre; Il primo sogno in italiano. Avevo sognato che la Picone aveva fatto un compito di matematica, con il testo tradotto in inglese con google translate. E dopo uno suo discorso lungo mi sono svegliata sentendola gridare; ?Basta scuse. LAVORA?. Anche se era un sogno poco bello ero contenta io. Perchè io avevo sognato in italiano.
Durante le settimane meravigliose a Roma a natale sono successe tante cose molto significative. Ricordi come il tappo. Ed io, per la prima volta mi sono forzata a fare le conversazioni in italiano. Dopo natale parlavo quasi solo in italiano, anche con i ragazzi di intercultura. Dopo natale c?erano nuove mattine stressate, abbracciando il cuscino finchè veniva Chiara a giocare e a saltare, epoi litigavamo per qualcosa di così stupido che faceva riderere per quanto eravamo sceme. Mi manca Chiara la mattina. Scendevo dal letto nel ultimo momento. Ascoltavo la radio facendo colazione. Mi mancano le canzoni alla radio la mattina.
Il tempo dopo natale è davvero volato. A marzo sono partita per la settimana di scambio (musicale) a Livorno. Lì suonavo l?ukulele tutta la mattina in una band. Incontravo nuove persone tutto il giorno. Alcuni mi dicevano che avevo preso l?accento siciliano. Mi piaceva sentirlo e il pensiero di averlo. Iniziava a fare più caldo. Gelato sicliano. Nam nam. Mi manca il gelato siciliano, sopratutto quello al limone e alla fragola.
Ma al mare non ci andavamo perchè a scuola c?era da fare. Io dovevo finire le interrogazioni delle sei materie scelte al inizio del anno. Le domenica passate con tutta la famiglia in campagna. La famiglia. Mi mancano i giri in bicicletta in campagna.
E finalmente era finita la scuola. Sono partita per il campo finale. Finale. Somiglia alla parola finire. Ma che parola brutta. Un week-end molto duro. Ma tutto questo doveva davvero finire?
Le ultime settimane. Nervosismo. Ma troppo. Io ero nervosa ma Antonella mi ha fatto stare più tranquilla. Lei è stata fantastica. Senza il suo aiuto non ce l?avrei fatta ad esprimermi, ragionare, e capire che cosa era davvero importante.
8 Luglio 2010. Al aereoporto di Palermo. Lacrime. Abbracci lunghi. Con quelle persone da cui non mi volevo staccare mai. E mi mancano. Mammina, la sua protezione e le sue dimostrazioni di amore. Papà e i suoi abbracci, e la sua tranquillita. La voce di Ambra da piccola, sentirla cantare mentre facevo i compiti. E Chiara, la sua risata, le cretinate, e la sua capacità di farmi sorridere in qualsiasi momento.
Roma. La mattina della partenza. 400 ragazzi salutavano i loro amici abbracciandoli piangendo. Altre lacrime. Ricordi rimasti nella mente, e persone nel cuore. Ed un aereo scomparso verso il freddo nord.

